+39 06 68 40 741 scolopi@scolopi.net
Come ti ha trattato Dio?

Come ti ha trattato Dio?

Abu Bakr, il mistico di Bagdad, morì nel 945. Dopo la sua morte apparve in sogno a un amico che gli chiese: «Come ti ha trattato Dio?» Egli rispose: «Mi ha posto al suo cospetto e mi ha chiesto: ‘Abu Bakr, sai perché ti ho perdonato?’ Risposi: ‘A causa delle mie buone azioni.’ Lui disse: ‘No.’ Io dissi: ‘Perché ero sincero nella mia devozione.’ Lui disse: ‘No.’ Io dissi: ‘Grazie al mio pellegrinaggio e al mio digiunare e alle mie preghiere.’ Lui disse: ‘No, non per questo ti ho perdonato.’ Io dissi: ‘Grazie ai miei viaggi per acquisire sapere e perché mi sono recato presso i devoti.’ Egli disse: ‘No.’ Io dissi: ‘O Signore, queste sono le opere che conducono alla salvezza, esse ho posto al di sopra di tutto e compiendole pensavo che grazie ad esse mi avresti perdonato!’ Egli disse: ‘Eppure non ti ho perdonato per tutte queste cose!’ Io dissi: ‘Perché allora, o Signore?’ Lui disse: ‘Ricordi quando camminando per le strade di Bagdad trovasti un gattino, che il freddo aveva reso debolissimo e che si muoveva da un muro all’altro per cercare riparo dal freddo e dalla neve e che tu, preso da compassione, lo sollevasti e tenesti sotto la pelliccia che portavi, e così facendo lo proteggesti dal tormento del gelo?’ Io dissi: ‘Sì, lo ricordo.’ Lui disse: ‘Perché avesti pietà di quel gatto, per questo Io ho avuto pietà di te.'»

Un tale disse a Gesù: “Signore, sono pochi i salvati?”

Gesù rispose: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta.”

 Che cosa ci permette di passare per la porta stretta? Grandi opere? Moltiplicazione delle devozioni, dei pellegrinaggi, dei digiuni? Viaggi per acquisire sapere? No.

La compassione con quel “piccolo gattino”, oppure usando il nostro linguaggio scolopico: con quel bambino, che è presente in ogni persona di ogni età, in qualsiasi situazione della vita egli si trova.

In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me.” (Mt 25,40)

P. Juraj Gendiar Sch. P.

Domenica 21 agosto 2022 | 21ª domenica del Tempo Ordinario

Luca 13,22-30: Verranno da oriente e da occidente e siederanno a tavola nel regno di Dio.

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.

Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».

Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.

Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

JURAJ GENDIAR

JURAJ GENDIAR

Scolopio

Nato nel 1974, scolopio di Slovacchia dal 1993, attualmente rettore della comunitá di Trenčín, insegnante di religione nel liceo. Dal 2007 presta ai consacrati e ai laici il servizio dell’acompagnamento psico-spirituale e psicoterapeutico.

 

Dio conta sul nostro poco

Dio conta sul nostro poco

La penultima frase del vangelo di oggi dice: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!» (Gv 6,14). Di quale profeta si tratta? Del profeta Eliseo. Gesù si identifica intenzionalmente con alcune figure dell’Antico Testamento, questa volta con il profeta Eliseo.

La sazietà delle folle di Gesù replica quasi la situazione descritta nella prima lettura (2 Re 4,42-44), dove accadde qualcosa di molto simile. L’unica differenza è chi ha portato il pane lì.

Cosa accadde nella prima metà del IX secolo prima di Cristo al profeta Eliseo? Era durante la carestia, per lungo tempo non c’è stato il raccolto. Gli Israeliti vivevano nella terra di Canaan, dove abitavano anche tribù pagane, i Cananei. Queste tribù adoravano gli dei pagani – i Baal, divinità della fertilità. Il luogo da cui proveniva l’uomo senza nome descritto nella prima lettura si chiama Baal-Salisa, che significa che il dio Baal lì aveva i tre santuari.

Dopo lungo tempo finalmente è arrivata la vendemmia. Pertanto, quest’uomo che prima onorava il dio Baal decise, in segno di gratitudine, di portare le primizie del raccolto, 20 pani d’orzo. Quello che ci sorprende è il fatto che quest’uomo non abbia offerto il suo sacrificio a Baal in uno dei tre santuari della sua città di Baal-Salisa, ma li abbia portati a Eliseo, il profeta del Dio di Israele. L’uomo riconobbe che il vero Dio non era Baal, ma Dio d’Israele.

È una grande confessione di fede di quest’uomo, del quale non si conosce il nome. Così come non si conosce il nome del ragazzo del vangelo di oggi, che ha portato cinque pani d’orzo. Perché non vengono specificati i nomi di questi due? Perché l’obiettivo principale di questi brani biblici non era descrivere un evento storico accaduto a una determinata persona. L’intenzione dell’autore era quella di comunicare al lettore che ogni persona può portare e offrire a Dio il poco che ha, perché Dio lo possa usare e accrescerlo per il bene degli altri.

Ognuno ha qualcosa da offrire, qualche poco da condividere. Alla logica umana, poco significa sempre poco o persino niente. Alla logica di Dio, poco può significare l’inizio non solo dell’abbondanza, ma anche dell’eccedenza (12 canestri di pezzi), tutto ciò accompagnato dell’esperienza della gioia.

Dio conta sul nostro poco; Dio conta sul mio poco.

P. Juraj Gendiar Sch. P.

Domenica 25 luglio 2021 | 17 domenica del Tempo Ordinario

Gv 6, 1-15: lo seguiva una grande folla

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

JURAJ GENDIAR

JURAJ GENDIAR

Scolopio

Nato nel 1974, scolopio di Slovacchia dal 1993, attualmente rettore della comunitá di Trenčín, insegnante di religione nel liceo. Dal 2007 presta ai consacrati e ai laici il servizio dell’acompagnamento psico-spirituale e psicoterapeutico.

 

Come cominciare? Come ri-cominciare? Come continuare?

Come cominciare? Come ri-cominciare? Come continuare?

Qualche giorno fa ho ricevuto da Andrés l’invito a scrivere un blog, il mio primo blog… L’ho accettato.

Naturalmente la mia prima domanda rivolta a me stesso era: su che cosa scrivere?

Ma subito ho avvertito in me un allarme interiore, che mi diceva: “Attenzione! La domanda: ‘su che cosa scrivere?’ può essere una piccola auto-trappola!

Auto-trappola che è simile a quella della domanda del giovane ricco del Vangelo: “cosa devo fare?” (Mt 19,16-22).

Domanda di per se buona e anche giusta, ma che potrebbe avere in se l’aspettativa di un risultato rapido e grandioso. Ma la rapidità a la grandiosità non sono dei valori molto evangelici, anzi.

E allora qual è una domanda abbastanza buona e giusta per partire? Cioè, quella che garantisce un fondamento solido (=evangelico) del come cominciare, come ricominciare, come continuare?

Penso che il modo più sicuro è prestare attenzione e partire dal “qui e ora” (…è proprio ciò che cerco di fare fin dalla prima riga).

Saltando il “qui e ora” e passare subito al “cosa devo fare?”, rischierei d’ignorare il processo.

Rischierei di cadere in un duplice autoinganno:

  • Autoinganno della importanza della forma: porre l’accento a quello che è subito visibile, dare l’importanza alla pubblicità per vendere il prodotto con successo;
  • Sarebbe interessante conoscere quale aspettativa riguardo alla forma aveva il giovane ricco da Gesù;
  • Quale forma esterna, secondo lui, Gesù gli avrebbe potuto proporre?
  • Autoinganno della importanza del contenuto: diventare convintissimo che sono soprattutto i contenuti più moderni (metodi, strategie, pianificazioni…) che meglio garantiscono il vendere del prodotto; proprio perché si aspetta un’efficacia veloce.
  • È interessante osservare, come Gesù (non) risponde al giovane ricco alla sua domanda, ma gli pone una contro-domanda: “perché mi chiami buono?” – ecco la domanda che riporta il giovane dalle nuvole del sognato futuro più presto possibile realizzato al semplice, pacifico e reale “qui e ora”, con i piedi sulla terra;
  • Soltanto dopo aver trovato una risposta sincera,qui e ora”, in questo caso al “perché mi chiami buono?”, questa può diventare il trampolino per un “domani” solido.
  • Il contenuto e anche la forma sono importanti nel nostro “fare”, ma solo quando sono in giusto equilibrio con il processo che riesce a garantire un’attenzione adeguata a “qui e ora” di ogni uno degli agenti del nostro operare.
  • Ascolto attento del giovane ricco da parte di Gesù e la sua contro domanda sono buoni esempi dell’attenzione al processo da parte di Gesù e anche l’invito al giovane di rallentare e riflettere sul proprio processo interiore.
  • Sarebbe interessante sapere, in che direzione aveva continuato la riflessione del giovane dopo il suo andarsene rattristato. Forse è stata per lui una “tristezza beata”…

Mi sembra, almeno per ora ne sono convinto, che questa potrebbe essere la strada per cominciare, ricominciare, continuare… non soltanto di questo mio blog, ma di ogni nostra opera buona, perché sia basata su un fondamento solido.

P. Juraj Gendiar Sch. P.

JURAJ GENDIAR

JURAJ GENDIAR

Scolopio

Nato nel 1974, scolopio di Slovacchia dal 1993, attualmente rettore della comunitá di Trenčín, insegnante di religione nel liceo. Dal 2007 presta ai consacrati e ai laici il servizio dell’acompagnamento psico-spirituale e psicoterapeutico.