+39 06 68 40 741 scolopi@scolopi.net
Be prepared at all times

Be prepared at all times

Death of someone we know and dear to us, especially those within our age group like a classmate and friend,  pushes us to reflect about our life and how to prepare ourselves for our own death as we don’t know the exact moment of its coming. I remember that a few years ago, a group of men in their late 40’s gathered together at school to celebrate their 30th high school graduation anniversary.  As they toured around, they were laughing and happily remembering their experiences at school. After their campus tour, they gathered in the school chapel, spent a quiet moment and prayed for their classmates who passed away whose photos they put near the altar.  I believe that the death of someone humbles us and helps us remember that we are not the master of our life. That no matter how hard we try, no one can be sure about the time and circumstances of our own death. Therefore, we need to reflect regularly on how we lead our lives based on our relationship with God and with each other.

In the Gospel passage today, Jesus sends us a strong message to be prepared at all times because the Son of Man will come at an hour we do not expect. He narrates what awaits those who are found ready for his coming. He promises blessedness for those who wait for his return with proper dress and burning lamps. This is an image of a person who is always ready for action. Jesus wants us to be prepared so that when the time comes we can be part of the event of his return where he will serve his servants who he found waiting for him. He came to serve in his first coming and he will do the same at his second coming. In this way,  Jesus gives us a model that those entrusted with power to lead are also given the responsibility to serve. Much will be required of the person entrusted with much, and still more will be demanded of the person entrusted with more.

One of the ways to be prepared is to reflect on the words of Jesus: For where your treasure is, there also will your heart be. Many of us can claim that we look forward to heaven but in reality our hearts are not in it. Greed for power and material wealth choke our hearts.  May the Gospel passage today inspires us to prepare ourselves by making sure we treasure things that have eternal and heavenly value and by remaining faithful to the commandments of the Lord.

Fr. Danilo Vallejos Mutia Sch. P.

Sunday, 07 August 2022 | 19th Sunday in Ordinary Time

Luke 12, 32-48: Be ready

Jesus said to his disciples: “Do not be afraid any longer, little flock, for your Father is pleased to give you the kingdom. Sell your belongings and give alms. Provide money bags for yourselves that do not wear out, an inexhaustible treasure in heaven that no thief can reach nor moth destroy. For where your treasure is, there also will your heart be.

“Gird your loins and light your lamps and be like servants who await their master’s return from a wedding, ready to open immediately when he comes and knocks. Blessed are those servants whom the master finds vigilant on his arrival. Amen, I say to you, he will gird himself, have them recline at table, and proceed to wait on them. And should he come in the second or third watch and find them prepared in this way, blessed are those servants. Be sure of this: if the master of the house had known the hour when the thief was coming, he would not have let his house be broken into. You also must be prepared, for at an hour you do not expect, the Son of Man will come.”

Then Peter said, “Lord, is this parable meant for us or for everyone?” And the Lord replied, “Who, then, is the faithful and prudent steward whom the master will put in charge of his servants to distribute the food allowance at the proper time? Blessed is that servant whom his master on arrival finds doing so. Truly, I say to you, the master will put the servant in charge of all his property. But if that servant says to himself, ‘My master is delayed in coming,’ and begins to beat the menservants and the maidservants, to eat and drink and get drunk, then that servant’s master will come on an unexpected day and at an unknown hour and will punish the servant severely and assign him a place with the unfaithful. That servant who knew his master’s will but did not make preparations nor act in accord with his will shall be beaten severely; and the servant who was ignorant of his master’s will but acted in a way deserving of a severe beating shall be beaten only lightly. Much will be required of the person entrusted with much, and still more will be demanded of the person entrusted with more.”

DANILO VALLEJOS MUTIA

DANILO VALLEJOS MUTIA

Piarist

Is a Filipino Piarist and a missionary in Japan. He serves as a campus minister of St. Mary’s International School in Tokyo. At present, he is a provincial assistant of Asia Pacific Province.

Il coraggio della fragilità

Il coraggio della fragilità

​Nella preghiera stiamo davanti a un padre, davanti all’origine, davanti alla nostra fragile storia.

Le disuguaglianze, i soprusi e le ingiustizie con le quali quotidianamente siamo chiamati a confrontarci, potrebbero indurci a pensare che il male resterà impunito e che il grido del debole non sarà ascoltato. Ma non è così.  La Sacra Scrittura ci assicura che nessun grido rimane inascoltato.

Nell’Esodo, il popolo non sa neanche a chi rivolgere quel grido. Ma quel grido è preghiera. Sì, perché la preghiera è il luogo della nostra nuda fragilità, dove ci ritroviamo senza speranza, impotenti e non possiamo fare altro che mostrarci così, disarmati e stanchi.

Pregare è avvicinarsi a Dio, proprio come Abramo, che cerca, intraprende un viaggio nel mistero. Domanda, insiste, vive l’esperienza di una totalità inafferrabile.

Ora forse possiamo capire meglio cosa voglia dire che Gesù ci insegna a pregare. Ci indica una via per conoscere meglio il volto di Dio.

Preghiera è il luogo in cui riconosciamo quello che ci manca e cerchiamo qualcuno che si prenda cura di noi. Ci manca innanzitutto la tua presenza, Signore, perciò sia santificato il tuo nome, quel nome che è la tua essenza. La preghiera è il grido di chi vive l’ingiustizia e perciò cerca il tuo Regno. È il grido di chi non trova senso nella vita faticosa che porta avanti e perciò ti chiede un po’ di pane per dare senso almeno alla giornata di oggi. Ci manca il perdono, Signore, perché siamo irretiti nella nostra rabbia e nel nostro rancore.

Ecco, la preghiera è questa esperienza di povertà e di piccolezza. Se non abbiamo il coraggio di stare in questa nuda fragilità davanti a Dio non arriveremo mai a pregare veramente.

Gesù sa bene che l’esperienza del padre è difficile. Eppure, c’è qualcosa di buono che può essere salvato. Anzi, neppure l’amico, sembra dire Gesù, arriva a esprimere quella benevolenza che rimane nel profondo del cuore di un padre. Solo il volto del padre rivela più propriamente il cuore di Dio. L’amico può deludere, il padre no. L’amico può chiudere la porta, il padre no. L’amico è libero rispetto all’amico, il padre è vincolato da un legame che non può recidere. Al di là d quella che è stata la nostra esperienza di padre, la buona notizia di Gesù è che ci sarà sempre un padre pronto ad ascoltare il nostro grido.

P. Giorgio Giglioli, Sch.P.

Domenica 24 luglio 2022 | 17a domenica del Tempo Ordinario

Luca 11,1-13: Chiedete e vi sarà dato.

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

“Padre,

sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno;

dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,

e perdona a noi i nostri peccati,

anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,

e non abbandonarci alla tentazione”».

Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

GIORGIO GIGLIOLI

GIORGIO GIGLIOLI

Novizio

Nato a Genova (Italia) il 20/04/1968. Sacerdote e missionario focolarino in Brasile. Ex alunno Istituto Calasanzio di Genova.

La queja de Marta, producto de una vida agitada, menoscaba la fraternidad…

La queja de Marta, producto de una vida agitada, menoscaba la fraternidad…

Marta, es una mujer que le abre las puertas de su vida a Jesús (v.38). Pero, a diferencia de María, Marta no se aquieta ante Jesús, no tiene orientada completamente su vida hacia él. Algo la desorienta aún. Su vida no está sostenida en la escucha de la Palabra (v.39). Su trabajo, sus tareas, sus proyectos, que no son malos, están por encima hasta de su hermana (V.40), hasta de la misma fraternidad. Marta se preocupa y se agita por muchas cosas. Su situación vital está agitada (v.41). Y Jesús le recuerda lo que verdaderamente es importante, Él y la escucha de la Palabra.

O vivimos desde una experiencia comunitaria anclada en la contemplación de Cristo, o viviremos quejándonos los unos de los otros porque nos consideraremos más eficientes, más capaces, que los demás hermanos. Llegaremos a pensar que nuestros criterios de trabajo son tan buenos que todos deben unirse a nosotros en menoscabo de la vida comunitaria asentada en el Evangelio.

Marta y María son amigas del Señor, las dos le abren su casa. Cada una es valiosa. El problema no es lo que hace Marta, ni ella, es la queja que le hace a Jesús de su hermana: “¿No te importa que ella me deje sola en el trabajo?”. El criterio de fraternidad, para ella, es el trabajo y no la dedicación a Cristo. Por eso Jesús recuerda que María tiene la mejor parte. Esto es lo que nos toca cuidar. Nuestra primera misión, lo esencial, es la comunidad escolapia anclada en Cristo, el Señor nos envía. La mística de nuestras comunidades religiosas es la mejor parte. No somos unos buenos gerentes de colegios o de parroquias, somos hermanos escolapios, nos une el Evangelio, y somos enviados, al estilo de Calasanz, a compartir nuestro tesoro con los niños y todas las personas de nuestras obras.

El mundo actual nos lleva corriendo, queremos llegar a todo, nos esclavizamos del trabajo. Vivimos dispersos, angustiados. La vida agitada de Marta es la vida de la mayoría de las personas. El sinsentido ante todo lleva a la deshumanización propia y a la falta de fraternidad. Queremos tenerlo todo, controlarlo todo, y al final, somos esclavos de todo, vamos perdiendo libertad, nos alejamos de Dios y dejamos de amar al hermano. Nos toca entonces, detenernos, sentarnos a los pies del Señor, escucharlo, así tendremos la mejor parte. Nutrir nuestras vocaciones para luego salir al encuentro de aquel que está perdido. Que la escucha del Señor nos lleve a dar lo mejor de nosotros allí donde estemos, a construir un mundo más fraterno y humano.

P. Óscar García Sch. P.

Domingo 17 de Julio de 2022 | 16º domingo de tiempo ordinario

Lucas 10, 38-42: Marta lo recibió en su casa. María ha escogido la parte mejor

En aquel tiempo, entró Jesús en una aldea, y una mujer llamada Marta lo recibió en su casa. Ésta tenía una hermana llamada María, que, sentada a los pies del Señor, escuchaba su palabra. Y Marta se multiplicaba para dar abasto con el servicio; hasta que se paró y dijo: «Señor, ¿no te importa que mi hermana me haya dejado sola con el servicio? Dile que me eche una mano.» Pero el Señor le contestó: «Marta, Marta, andas inquieta y nerviosa con tantas cosas; sólo una es necesaria. María ha escogido la parte mejor, y no se la quitarán.»

ÓSCAR GARCÍA

ÓSCAR GARCÍA

Educador

Nací en Bucaramanga (Colombia). Vivo en Venezuela desde hace 30 años. Estudié filosofía y Teología en Caracas, luego hice la Licenciatura en Lengua y Literatura en Maracaibo. Hice mi primera profesión en el año 2000. Vivo actualmente en Maracaibo.

Le prochain, c’est celui vers qui je m’approche en disant oui à la compassion, non à l’indifférence.

Le prochain, c’est celui vers qui je m’approche en disant oui à la compassion, non à l’indifférence.

« Qui est mon prochain » ?

Telle est la question posée à Jésus. Une question qui fait penser à deux choses : Premièrement il y a ceux qui peuvent être considérés comme des lointains. Deuxièmement, il pourrait avoir des critères pour détecter ceux qui sont nos prochains.

Pour Jésus, le tout n’est pas de savoir qui est mon lointain encore moins le critère de détermination du prochain car, nous n’avons de différence à faire entre les humains.

Jésus nous met sur le chemin de la rencontre avec l’autre. Le prochain est donc celui que je rencontre ; celui que je vois. Malheureusement, de nos jours, les moyens de communication tendent à nous rendre moins humains. Face à deux hommes qui se bagarrent, le premier réflexe est de les prendre en vidéo ; face à un homme qui se noie, la réaction est d’immortaliser la scène comme si la scène était plus importante que la vie de la personne. Devenons plus humains en étant plus apte à porter secours qu’à immortaliser les évènements.

Très souvent nous passons près de ceux qui sont blessés, frustrés, courbés sous le fardeau de leurs soucis tout en les ignorants comme quoi, nous avons d’autres choses à faire. Pourtant, ce que le Seigneur nous demande en cet instant précis, c’est de s’approcher de cette personne.

Comme Jésus qui va à la rencontre de l’humanité blessée, le Bon samaritain fait le pas vers le blessé, le pas qui sauve, le pas qui redonne vie, le pas qui manifeste ce que l’homme doit chercher au-delà de toute pratique religieuse. Il n’est plus question pour nous de savoir si le blessé est mon prochain mais, se faire proche de celui qui est blessé et donc de nous approcher de lui.

Le bon samaritain agit comme Jésus souvent saisi de pitié. Il agissait : en guérissant le jour du sabbat, en accueillant les pécheurs et en citant plusieurs fois. A analyser de près les actions de Jésus, l’on comprend que le prochain n’est donc pas donné d’avance. C’est toute personne que je vois, toute personne que je rencontre. Cette rencontre est le fruit d’un déplacement vers l’autre. Il revient donc à chacun de se faire proche de l’autre par la compassion en refusant l’indifférence.

Puisse le Seigneur nous aider à nous faire proches les uns des autres.

P. Guy Gangnon Sch. P.

Dimanche 10 juillet 2022 | 15ème dimanche du temps ordinaire

Luc 10, 25-37 : Qui est mon prochain ?

Pour mettre Jésus à l’épreuve, un docteur de la Loi lui posa cette question: « Maître, que dois-je faire pour avoir part à la vie éternelle?». Jésus lui demanda: «Dans la Loi, qu’y a-t-il d’écrit? Que lis-tu?». L’autre répondit: «Tu aimeras le Seigneur ton Dieu de tout ton cœur, de toute ton âme, de toute ta force et de tout ton esprit, et ton prochain comme toi-même». Jésus lui dit: «Tu as bien répondu. Fais ainsi et tu auras la vie».

Mais lui, voulant montrer qu’il était un homme juste, dit à Jésus: «Et qui donc est mon prochain?». Jésus reprit: «Un homme descendait de Jérusalem à Jéricho, et il tomba sur des bandits; ceux-ci, après l’avoir dépouillé, roué de coups, s’en allèrent en le laissant à moitié mort. Par hasard, un prêtre descendait par ce chemin; il le vit et passa de l’autre côté. De même un lévite arriva à cet endroit; il le vit et passa de l’autre côté. Mais un Samaritain, qui était en voyage, arriva près de lui; il le vit et fut saisi de pitié. Il s’approcha, pansa ses plaies en y versant de l’huile et du vin; puis il le chargea sur sa propre monture, le conduisit dans une auberge et prit soin de lui. Le lendemain, il sortit deux pièces d’argent, et les donna à l’aubergiste, en lui disant: ‘Prends soin de lui; tout ce que tu auras dépensé en plus, je te le rendrai quand je repasserai’.

»Lequel des trois, à ton avis, a été le prochain de l’homme qui était tombé entre les mains des bandits?». Le docteur de la Loi répond: «Celui qui a fait preuve de bonté envers lui». Jésus lui dit: «Va, et toi aussi fais de même».

GUY GANGNON

GUY GANGNON

Piariste

Est de nationalité Béninoise et Père Piariste depuis 2013. Après ses études philosophique et théologique, il est Actuellement en mission au prénoviciat de Mbour au Sénégal.

La mission chez les pauvres

La mission chez les pauvres

La mission des soixante-douze disciples de Jésus est un récit propre à Luc dans lequel on y retrouve beaucoup de thèmes intéressants : la prière pour les ouvriers de l’évangile, la mission d’annoncer le règne de Dieu et de guérir les malades, l’envoi dans le dépouillement, et l’invitation à demeurer dans les maisons qui les accueillent. Mais nous allons nous intéresser seulement à quelques-uns.

Jésus avait beaucoup de disciples autour de lui. Et parmi tous ceux qui le suivent il choisit que 72, et les envoient deux par deux. Pourquoi ? La raison est simple : parce qu’on n’est jamais chrétien tout seul. L’Église n’est pas un rassemblement d’individus indépendants les uns des autres, mais bien un rassemblement de frères et sœurs dans l’amour du Seigneur. Cette mission comporte beaucoup de risques car ces disciples sont envoyés « comme des agneaux au milieu des loups ». Voilà qui est surprenant : le Seigneur enverrait-il ces disciples auprès des personnes qui veulent leur mort ?  Certainement pas ; cette expression souligne simplement que ces derniers ne seront pas toujours accueillants, et qu’ils le manifesteront parfois de façon hostile. Quand cela arrive, le disciple ne doit pas rentrer dans la violence, il doit respecter ce refus et partir en secouant « la poussière de ses sandales ». Autrement dit, faire remarquer à ces gens qu’on leur a simplement apporté la Bonne Nouvelle de Dieu. Ainsi, le disciple ne doit pas nourrir de colère ou de rancœur envers ceux-là, il doit plutôt demander au Seigneur la grâce de la conversion pour eux.

Ensuite, Jésus ajoute quelques modalités pour la mission : « n’emportez ni argent, ni sac, ni sandales, et ne vous attardez pas en salutations sur la route ». Autrement dit, ne trainons pas et ne nous laissons pas distraire par d’autres choses que la mission qui nous est confiée. Aussi, il n’est pas nécessaire de grands moyens financiers pour la mission, mais la volonté d’y répondre avec cœur. Car Dieu n’a pas choisi les disciples parce qu’ils avaient les moyens, mais tout seulement parce qu’ils étaient suffisamment proches de lui.

Enfin, Jésus nous apprend qu’annoncer sa parole ce n’est pas imposer une loi mais, montrer son amour. C’est aussi respecter les personnes dans ce qu’elles offrent ou n’offrent pas. Car, le disciple n’attend pas un salaire pour la mission.

P. Edouard Diedhiou Sch. P.

Dimanche, 03 Juillet 2022 | 14ème dimanche du temps ordinaire

Luc 10, 1-12. 17-20 : Ta paix reposera sur eux.

Après cela, le Seigneur en désigna encore soixante-douze, et il les envoya deux par deux devant lui dans toutes les villes et localités où lui-même devait aller. Il leur dit: «La moisson est abondante, mais les ouvriers sont peu nombreux. Priez donc le maître de la moisson d’envoyer des ouvriers pour sa moisson. Allez! Je vous envoie comme des agneaux au milieu des loups. N’emportez ni argent, ni sac, ni sandales, et ne vous attardez pas en salutations sur la route. Dans toute maison où vous entrerez, dites d’abord: ‘Paix à cette maison’. S’il y a là un ami de la paix, votre paix ira reposer sur lui; sinon, elle reviendra sur vous. Restez dans cette maison, mangeant et buvant ce que l’on vous servira; car le travailleur mérite son salaire. Ne passez pas de maison en maison. Dans toute ville où vous entrerez et où vous serez accueillis, mangez ce qu’on vous offrira. Là, guérissez les malades, et dites aux habitants: ‘Le règne de Dieu est tout proche de vous’. Mais dans toute ville où vous entrerez et où vous ne serez pas accueillis, sortez sur les places et dites: ‘Même la poussière de votre ville, collée à nos pieds, nous la secouons pour vous la laisser. Pourtant sachez-le : le règne de Dieu est tout proche’. Je vous le déclare: au jour du Jugement, Sodome sera traitée moins sévèrement que cette ville.

Les soixante-douze disciples revinrent tout joyeux. Ils racontaient : «Seigneur, même les esprits mauvais nous sont soumis en ton nom». Jésus leur dit: «Je voyais Satan tomber du ciel comme l’éclair. Vous, je vous ai donné pouvoir d’écraser serpents et scorpions, et pouvoir sur toute la puissance de l’Ennemi ; et rien ne pourra vous faire du mal. Cependant, ne vous réjouissez pas parce que les esprits vous sont soumis; mais réjouissez-vous parce que vos noms sont inscrits dans les cieux».

EDOUARD CHRIST DIEDHIOU

EDOUARD CHRIST DIEDHIOU

Piariste

Né le 09/09/1982 au Sénégal. Il a suivi la Formation des Formateurs Religieux au Centre Sèvres de Paris. Il est actuellement Recteur et Maître des scolastiques à Abidjan (Côte d’Ivoire).

¡Sígueme!

¡Sígueme!

¡Cuántos Evangelios en uno solo! ¡Qué riqueza! ¿Con qué podemos quedarnos en las múltiples lecciones del evangelio de hoy?

Desde la humildad y la sencillez, yo subrayaría lo siguiente: “sígueme”. Eso es lo que nos pide Jesús. Pero creo que no debemos verlo desde la radicalidad, aunque también, sino desde el amor. Jesús empieza por reprender a sus discípulos por querer castigar a los samaritanos, por no ofrecerle alojamiento, por su indolencia. Parece que la lectura de hoy es reprensiva, pero no. Jesús es tolerante y no los escarmienta (recordemos que los samaritanos eran opuestos a los judíos). Aunque seas un mal samaritano, Jesús es comprensivo.

¿Qué nos pide Jesús entonces? Que le sigamos ¿no? Y eso ¿en qué consiste entonces? ¿En dejarlo todo? Sí, pero eso tiene sus matices. Bienaventurados los que siguen la llamada y su vocación les llama a consagrarse al Señor. Y también bienaventurados los que hacen de su vida un testimonio del amor de Dios. Los que convierten sus actos cotidianos en un reflejo de la caridad cristiana, sean samaritanos, sean agricultores, o sean huérfanos. Cuando el reino de Dios es lo decisivo, nuestra vida adquiere el sentido correcto. Y nuestras acciones, también.

Es entonces cuando nuestro yo se diluye en el yo de los demás, en el nosotros. Y así podemos construir el anticipo del Reino. Abandonémonos en el nosotros, en el ellos, en Él … y sigámosle. Y haremos bien. Amen.

Domingo 26 de Junio de 2022 | 13º domingo de tiempo ordinario

Lucas 9, 51-62: Jesús tomó la decisión de ir a Jerusalén. Te seguiré adonde vayas

​Cuando se completaron los días en que iba a ser llevado al cielo, Jesús tomó la decisión de ir a Jerusalén. Y envió mensajeros delante de él.

Puestos en camino, entraron en una aldea de samaritanos para hacer los preparativos. Pero no lo recibieron, porque su aspecto era el de uno que caminaba hacia Jerusalén.

Al ver esto, Santiago y Juan, discípulos suyos, le dijeron:

«Señor, ¿quieres que digamos que baje fuego del cielo que acabe con ellos?».

Él se volvió y los regañó. Y se encaminaron hacia otra aldea.

Mientras iban de camino, le dijo uno:

«Te seguiré adondequiera que vayas».

Jesús le respondió:

«Las zorras tienen madrigueras, y los pájaros del cielo nidos, pero el Hijo del hombre no tiene donde reclinar la cabeza».

A otro le dijo:

«Sígueme».

Él respondió:

«Señor, déjame primero ir a enterrar a mi padre».

Le contestó:

«Deja que los muertos entierren a sus muertos; tú vete a anunciar el reino de Dios».

Otro le dijo:

«Te seguiré, Señor. Pero déjame primero despedirme de los de mi casa».

Jesús le contestó:

«Nadie que pone la mano en el arado y mira hacia atrás vale para el reino de Dios».

LUIS SÁNCHEZ GONZÁLEZ

LUIS SÁNCHEZ GONZÁLEZ

Laico

Nacido en La Coruña en 1971. Casado y padre de cuatro hijos. Antiguo alumno del Calasanz de Valencia. Historiador. Colabora en la Orden y en la Provincia Betania.