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La Croce: il segno sul cammino della Quaresima

La Croce: il segno sul cammino della Quaresima

Altra tappa domenicale della Quaresima: la quarta. Si tratta di un itinerario a dir vero di un cammino e non di quelli pensati soltanto che ci fanno ritornare al vissuto quotidiano e feriale rasserenati perché il cammino quaresimale l’abbiamo pensato. Congiunto ad esso una segnaletica per non disperderci perché il cammino implica arrivo, traguardo, meta. Almeno la vista di frecce indicative ci tranquillizza. Questa domenica sembra di essere anche arrivati ad un buon punto del cammino. E’ chiamata la domenica del Laetare. Si tratta di una giusta esultanza perché il traguardo è vicino cioè la Pasqua di cui la Quaresima è preparazione.

La tipologia del cammino nell’uomo è variegata: pensiamo a quello del tempo che avanza, a quello virtuale, a quello di lavoro, a quello di relazioni, a quello vizioso e tantissimi altri. Quanta segnaletica abbiamo imparato e dobbiamo ancora imparare perché questi cammini variopinti: fisici, interiori, raggiungano il loro scopo che significa passare da un punto di partenza e raggiungere un punto d’arrivo per arrivare al quale siamo stati o dovremmo essere attenti a tante cose. Abbiamo anche imparato a fare un cammino stando fermi e fermando quasi tutto. Pensiamo alla pandemia tuttora in corso e il cammino che stiamo facendo per superarla; quanta attenzione prestata alle indicazioni per passare da uno stato di pericolosa contagiosità alla immunità. Questo passare da un punto all’altro attraverso un cammino lo potremmo chiamare con un termine ebraico, liturgico pesha (pasqua) la pasqua è proprio un cammino perché implica un passaggio. Come lo fu per l’antico popolo dell’alleanza: dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà della terra promessa; come per Gesù la cui pasqua, il cui cammino di vita terrena fu ardentemente desiderato: passare dalla passione, morte, alla resurrezione, ascensione. Egli nella sua umanità è stato attento a tanti segni che lo aiutassero a compiere la volontà del Padre, evitando le suggestioni che avrebbero fatto fallire il suo cammino: le tentazioni, il successo con le folle, i suggerimenti accorati di Pietro sul discorso della passione, la preghiera nel Getsemani ecc. Gesù interiormente aveva ben luminose le spie che lo salvaguardavano da un cammino che lo fuorviasse dalla volontà del Padre. La nostra pasqua invece, prima di quella definitiva alle soglie della quale non c’è più possibilità di progettare un itinerario, intraprendere un cammino, è il passare dal peccato alla grazia attenti a tutte quelle segnaletiche che la Chiesa ci dà e che conosciamo perché nei nostri pensieri coscienziosi ci sono tante avvisaglie. Sappiamo quando il semaforo è rosso e quando è verde almeno che non siamo anche interiormente daltonici. Di pasqua in pasqua ci auguriamo tutti di partecipare poi a quella definitiva che a dirla con un linguaggio convenzionale è il passare dalla grazia alla gloria.

Ma vorrei chiedermi questa domenica tra i tanti segni conosciuti, imparati, praticati, dimenticati, ripresi, della quaresima qual è il segno forte che mi collega all’autostrada dello spirito e il vangelo di questa domenica me la mostra questa segnaletica catarifrangente al sensore della coscienza anche quando sono in una forma buia di esistenza, svuotata di ogni sorta di bussola, scollegata da qualsiasi GPS umanitario, familiare, professionale, ecclesiale, congregazionale per essere aiutato a non perdere l’orientamento. Il Vangelo di questa domenica riportandoci una parte del colloquio notturno di Gesù con Nicodemo, fariseo, membro del Sinedrio, desideroso di rendersi conto di chi è Gesù senza esporsi tanto. Per questo si incammina di notte per trovarlo e Gesù senza giri di parole dice a Nicodemo che il destino verso il quale Lui è in cammino è quello della croce. La croce, lo abbiamo appreso dal catechismo, da patibolo più infamante esistente ai tempi di Gesù diviene il segno di un amore totale sino alla fine, non solo del suo tempo, ma anche della sua umanità, tutta data. La Croce è la segnaletica più evidenziata nel nostro cammino credente: la illuminano i Vangeli, i Padri della Chiesa, la dottrina cattolica, la devozione popolare, il canto sacro, l’arte. Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo come Mosè innalzò il serpente nel deserto e chi lo guardava non veniva schiacciato dal male. Il morire crocifisso di Gesù prima ancora di essere enigma misterioso come quello che si provoca in noi per ogni morte innocente è gesto di donazione totale, di vita fatta per gli altri. L’Eucaristia ogni volta fa memoria della croce, non solo significata ma realmente presente nel pane spezzato e nel vino versato che sono il Corpo e il Sangue del Signore donatoci e noi tutti che non solo sediamo alla mensa eucaristica ma assumiamo il pane spezzato per noi e beviamo il vino versato per noi cresciamo e ci trasformiamo nel suo corpo come Chiesa capace di donarsi senza risparmio o riserve. Questo è il senso ultimo della vita credente intrisa di Vangelo e fiorente di carità. E’ pertanto importante interrogarci sul senso ultimo della nostra vita, ma senza ricorrere alle cialtronerie astrologiche. Perciò se è inutile agitarsi per scoprire il futuro, è importante invece interrogarsi sulla direzione verso la quale stiamo andando. Non si deve vivere a caso andando all’attimo fuggente del piacere gustato e subito estinto, alle azioni compiute in modo istintivo. Privi di un progetto o di uno scopo nell’esistenza è come navigare senza bussola e senza meta. Se dobbiamo sapere chi siamo e dove stiamo è altrettanto decisivo conoscere qual è la nostra missione sulla terra. E la presenza di un crocifisso non deve intimorirci. La Croce è la rivelazione della vera onnipotenza di Dio. L’Onnipotenza di Dio è l’amore. “ Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. L’annuncio di Cristo crocifisso produce tanta reazione e derisione, ma noi questo predichiamo dirà San Paolo, mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza. Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani (1 Cor 1,22). La derisione non è solo di oggi, ma sin dall’inizio. A Roma sul Colle Palatino è visibile ancora la prima bestemmia scritta nei confronti del Crocifisso. In un vano del Palazzo imperiale è tuttora evidente un graffito, opera di un paggetto imperiale che voleva deridere un suo compagno che si era dichiarato cristiano. Il graffito raffigura il giovane cristiano in ginocchio davanti al Crocifisso, ma il Crocifisso ha una testa d’asino! Perché secondo la mentalità del giovane provocatore un Dio che si lascia crocifiggere non vale niente: è un asino.

Nell’umanità di Cristo la cui morte in croce non è l’ultima sua espressione, ma un passo del suo transito pasquale Gesù rivela il dramma del nostro peccato e il mistero dell’amore di Dio che è più grande e più forte del nostro peccato. Per questo la Chiesa non si turba, ma presenta la Croce gemmata e la canta per tutta la forza d’amore che Gesù ha donato e dona anche ai Crocifissi dei nostri giorni.

P. Ciro Guida Sch. P.

Domenica 14 Marzo 2021 | IV Domenica di Quaresima

Gv 3,14-21: Dio ha mandato suo Figlio nel mondo in modo che il mondo potesse essere salvato per lui.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

CIRO GUIDA

CIRO GUIDA

Scolopio

P. Ciro è nato a Napoli. Religioso scolopio da 46 anni. Svolge il suo ministero come Procuratore Generale e anche lavora nella Congregazione per l’Educazione Cattolica della Santa Sede.