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Qualche giorno fa ho ricevuto da Andrés l’invito a scrivere un blog, il mio primo blog… L’ho accettato.

Naturalmente la mia prima domanda rivolta a me stesso era: su che cosa scrivere?

Ma subito ho avvertito in me un allarme interiore, che mi diceva: “Attenzione! La domanda: ‘su che cosa scrivere?’ può essere una piccola auto-trappola!

Auto-trappola che è simile a quella della domanda del giovane ricco del Vangelo: “cosa devo fare?” (Mt 19,16-22).

Domanda di per se buona e anche giusta, ma che potrebbe avere in se l’aspettativa di un risultato rapido e grandioso. Ma la rapidità a la grandiosità non sono dei valori molto evangelici, anzi.

E allora qual è una domanda abbastanza buona e giusta per partire? Cioè, quella che garantisce un fondamento solido (=evangelico) del come cominciare, come ricominciare, come continuare?

Penso che il modo più sicuro è prestare attenzione e partire dal “qui e ora” (…è proprio ciò che cerco di fare fin dalla prima riga).

Saltando il “qui e ora” e passare subito al “cosa devo fare?”, rischierei d’ignorare il processo.

Rischierei di cadere in un duplice autoinganno:

  • Autoinganno della importanza della forma: porre l’accento a quello che è subito visibile, dare l’importanza alla pubblicità per vendere il prodotto con successo;
  • Sarebbe interessante conoscere quale aspettativa riguardo alla forma aveva il giovane ricco da Gesù;
  • Quale forma esterna, secondo lui, Gesù gli avrebbe potuto proporre?
  • Autoinganno della importanza del contenuto: diventare convintissimo che sono soprattutto i contenuti più moderni (metodi, strategie, pianificazioni…) che meglio garantiscono il vendere del prodotto; proprio perché si aspetta un’efficacia veloce.
  • È interessante osservare, come Gesù (non) risponde al giovane ricco alla sua domanda, ma gli pone una contro-domanda: “perché mi chiami buono?” – ecco la domanda che riporta il giovane dalle nuvole del sognato futuro più presto possibile realizzato al semplice, pacifico e reale “qui e ora”, con i piedi sulla terra;
  • Soltanto dopo aver trovato una risposta sincera,qui e ora”, in questo caso al “perché mi chiami buono?”, questa può diventare il trampolino per un “domani” solido.
  • Il contenuto e anche la forma sono importanti nel nostro “fare”, ma solo quando sono in giusto equilibrio con il processo che riesce a garantire un’attenzione adeguata a “qui e ora” di ogni uno degli agenti del nostro operare.
  • Ascolto attento del giovane ricco da parte di Gesù e la sua contro domanda sono buoni esempi dell’attenzione al processo da parte di Gesù e anche l’invito al giovane di rallentare e riflettere sul proprio processo interiore.
  • Sarebbe interessante sapere, in che direzione aveva continuato la riflessione del giovane dopo il suo andarsene rattristato. Forse è stata per lui una “tristezza beata”…

Mi sembra, almeno per ora ne sono convinto, che questa potrebbe essere la strada per cominciare, ricominciare, continuare… non soltanto di questo mio blog, ma di ogni nostra opera buona, perché sia basata su un fondamento solido.

P. Juraj Gendiar Sch. P.

JURAJ GENDIAR

JURAJ GENDIAR

Scolopio

Nato nel 1974, scolopio di Slovacchia dal 1993, attualmente rettore della comunitá di Trenčín, insegnante di religione nel liceo. Dal 2007 presta ai consacrati e ai laici il servizio dell’acompagnamento psico-spirituale e psicoterapeutico.

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