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Cari fratelli, mentre ci riuniamo per celebrare e ringraziare Dio per il dono del nostro sacerdozio, meditiamo queste parole forti di Gesù ai Dodici: “Non portate nulla per il viaggio.” Queste parole parlano al cuore della nostra identità di sacerdoti e, più in generale, di cristiani.

Nel Vangelo di oggi, Gesù chiama i Dodici, dà loro potere e autorità su tutti i demoni e le malattie, e li invia a proclamare il Regno di Dio e a guarire. Da questi versetti iniziali possiamo trarre tre grandi lezioni sul nostro sacerdozio.

Primo, il sacerdozio è un dono di Dio. Così come i Dodici sono stati chiamati, anche noi siamo chiamati—non come una scelta di carriera, ma come segno vivo che Dio continua a camminare tra il Suo popolo. La nostra vera identità è Cristo. Alla fine della nostra vita, Cristo non ci giudicherà principalmente per i nostri successi o per le opere compiute, ma per quanto di Cristo siamo stati per il Suo popolo.

Secondo, Dio ci dà potere e autorità su ogni male e sofferenza. Non si tratta di dominare, ma di trasformare—portare luce dove c’è oscurità, speranza dove c’è disperazione, guarigione dove c’è ferita. Siamo chiamati a nutrire gli affamati, dare rifugio agli indigenti, consolare gli afflitti. Come Scolopi, abbiamo la responsabilità speciale di allontanare il “diavolo dell’ignoranza” dai bambini e dai giovani, guidandoli verso la verità e la sapienza.

Terzo, siamo inviati a proclamare il Regno di Dio. Il nostro sacerdozio deve riflettere quello di Cristo: vicino al popolo, ricco o povero, giovane o anziano, sano o malato. Non può restare confinato all’altare, ma deve estendersi nella vita quotidiana, condividendo gioie e dolori del popolo di Dio e intercedendo per lui. Nella prima lettura, Esdra, vedendo l’infedeltà del suo popolo, lacera le sue vesti e prega per la loro misericordia (Esdra 9,1–2). Allo stesso modo, il nostro sacerdozio deve essere un sacerdozio di intercessione—pregando per il popolo di Dio, portando le loro richieste e cercando la Sua misericordia.

Passiamo ora alla seconda parte dell’istruzione di Gesù: “Non portate nulla per il viaggio: né bastone, né borsa, né pane, né denaro.” Con queste parole, Gesù libera il sacerdozio dalle sicurezze mondane e lo radica nella fiducia assoluta nella provvidenza di Dio. Il sacerdozio non deve essere vissuto come ricerca di sicurezza, status o beni, ma come atto di fede e dipendenza da Dio. Questo è particolarmente importante oggi, quando il sacerdozio rischia di essere visto più come una professione che come una vocazione—misurata da successo intellettuale, economico o istituzionale piuttosto che da autenticità spirituale e vicinanza pastorale. Ogni simbolo in questo versetto ha un significato profondo:

Il bastone: Nella Scrittura il bastone rappresenta autorità e protezione— Mosè che divide il mare (Es 14,16), o il pastore che guida il gregge (Sal 23,4). Per i viaggiatori era uno strumento di difesa. Il comando di Gesù di non portare il bastone ci ricorda che la nostra sicurezza non sta nella forza umana, ma nell’autorità e nella provvidenza di Dio.

La borsa: Alcuni maestri itineranti portavano borse per le offerte. Simboleggiava autosufficienza o opportunismo. Il nostro sacerdozio non è un mezzo per guadagno personale.

Il pane: Il pane era il sostentamento fondamentale. In Esodo 16, Dio provvede il pane quotidiano al Suo popolo. Come sacerdoti, non “portiamo pane” in senso mondano; offriamo il Pane di Vita all’altare e siamo chiamati a diventare pane spezzato per gli altri.

Il denaro: Sebbene non condannato nella tradizione ebraica, il denaro era spesso collegato alla tentazione e alla falsa sicurezza. L’istruzione di Gesù elimina ogni sospetto che il sacerdozio sia per vantaggio economico.

Le due tuniche: Possedere più di una tunica era segno di comfort e relativa ricchezza. Gesù ci chiama invece alla semplicità, povertà e solidarietà con i poveri—mai lasciare che il comfort ci faccia dimenticare il Vangelo.

Cari fratelli, il Salmo di oggi proclama: “Benedetto Dio che vive per sempre.” Possano le nostre vite e il nostro ministero sacerdotale sempre benedire il Suo santo nome. E come ricordano le nostre Costituzioni, tutto ciò che facciamo sia per la gloria di Dio e per il servizio dei bambini. Per intercessione di San Giuseppe Calasanzio e di Maria, Madre di Dio, il Signore ci fortifichi a rimanere sacerdoti fedeli—oggi e per sempre.

NGALA AUSTIN KANJO

NGALA AUSTIN KANJO

Piarist

Ngala Austin Kanjo is a religious and priest in the Order of the Piarist Schools from the Province of Central Africa. Born in Shisong, Cameroon. He is currently undergoing a master’s program on formation of formators at the Gregorian University.

Panorama Calasanz
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