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Gesù passa ancora una volta sull’ altra riva e con questa immagine, la stessa di domenica scorsa, ci esorta ad avere il coraggio di vivere. La vita scorre, ma non è detto che la viviamo.

A volte dormiamo perché abbiamo smesso di essere padroni della nostra vita: altri scrivono per noi il copione e trasciniamo la vita senza entusiasmo.

Il sonno è una rappresentazione della morte, è la sospensione della vita. A volte preferiamo dormire per non prenderci le nostre responsabilità, per eludere il compito che la realtà ci affida. È un sonno che sa di rinuncia e di paura.

Il testo del Vangelo di questa domenica ci presenta due persone che non riescono a vivere: due vite che, per motivi diversi, non sono vissute.

L’emorroissa è una donna costretta, dal giudizio degli altri, a non vivere: il sangue, che nel linguaggio biblico è simbolo della vita stessa, la rende paradossalmente impura e per questo non può avere contatti o relazioni. La vita che vorrebbe vivere le sfugge. Questo significa la sua perdita di sangue: una vita che da dodici anni sfugge via.  Non riesce a fermarla. È costretta alla solitudine. Il giudizio degli altri le impedisce di vivere. I medici rappresentano coloro che passano l’esistenza a prescrivere ricette per gli altri, a fare diagnosi che peggiorano la vita della gente.

Questa donna comincia a vivere nel momento in cui strappa la ricetta e decide di toccare Gesù. Decide di fare ciò che gli altri non le permettono. Gesù si lascia toccare e il contatto con l’umanità malata genera vita nuova. Quante volte siamo schiavi delle etichette che gli altri ci hanno messo addosso. A volte ci fanno comodo, perché così almeno abbiamo un’identità, siamo qualcuno, ma ne paghiamo il prezzo. A volte non abbiamo più le energie per scegliere ciò che vogliamo essere.

Marco poi ci presenta anche una ragazzina di dodici anni (ancora il numero dodici) che, nonostante si trovi nel fiore della sua età, ha rinunciato a vivere. È curioso notare come l’evangelista tenga a precisare che la ragazzina camminava. A dodici anni non puoi non camminare, ma lei aveva rinunciato. Come tanti adolescenti che, pur avendo l’età per camminare, preferiscono rinunciare a vivere. Anche in questo caso Gesù entra in contatto con la malattia, le prende la mano. Forse questa ragazzina aveva solo bisogno di un adulto che credesse in lei e la invitasse ad alzarsi e a camminare con le sue gambe.

E poi c’è un padre che, come tanti padri, non capisce e non accetta il sonno della figlia. Ma è un padre che si comporta da adulto: esce e va a cercare un aiuto, traduce il bisogno del figlio, porta in casa ciò che serve per la vita. Questo vuol dire essere padre. È un padre che non pretende e che sa aspettare, nonostante il dramma che sta vivendo.

Forse stiamo continuando a buttare sangue inutilmente, come l’emorroissa, perché continuiamo a cercare vita dove non c’è. Ci fissiamo su situazioni, relazioni, compiti, che invece non fanno altro che toglierci energie. Forse abbiamo deciso di non svegliarci per non camminare con le nostre gambe, come questa dodicenne.

Il Signore ci esorta a lasciarci toccare dalla vita per ricominciare a credere in noi stessi, non è più tempo di vivere la vita a metà, senza energie o addormentati.

P. Giorgio Giglioli

Domenica 27 giugno 2021 | 13a domenica del tempo ordinario

Marco 5,21-43: Parlo con te, ragazza, alzati

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.

Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.

E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: «Chi mi ha toccato?»». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».

Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.

Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

GIORGIO GILIOLI

GIORGIO GILIOLI

Novizio

Nato a Genova (Italia) il 20/04/1968. Sacerdote e missionario focolarino in Brasile. Ex alunno Istituto Calasanzio di Genova.